Devo ammettere che il ritorno del “Rosa Mandina” mi ha fatto scendere una lacrimuccia. Sono riaffiorati tanti ricordi di un periodo bellissimo della mia vita, quando anch’io, giovane calciatore della Garibaldina, calcavo l’erba del “Lombardo Angotta” e guardavo con ammirazione quelli che per me erano veri e propri idoli: Nino Barraco, Giovanni Sorce e Gianluca Gazzoli (tra gli altri…). Qualcuno, sicuramente, li ricorderร ancora con affetto.
Ma il “Rosa Mandina” non era soltanto calcio. Era soprattutto un’occasione di incontro, di amicizia e di crescita umana. Ricordo ancora quando io e la mia famiglia ospitavamo alcuni ragazzi arrivati dal “continente”, se la memoria non mi tradisce provenienti dalla Calabria. Per noi ragazzi era qualcosa di speciale: per qualche giorno la nostra casa si riempiva di nuove voci, nuove abitudini, nuovi racconti. Si condividevano i pasti, le giornate al
campo, le passeggiate in cittร e quelle interminabili chiacchierate che, a quell’etร , sembravano poter durare per sempre.
Non c’erano social network, non c’erano smartphone. C’erano le persone, gli abbracci, le risate e la voglia di conoscersi. In pochi giorni si creavano amicizie sincere che andavano ben oltre il risultato di una partita. Eravamo avversari sul campo, ma compagni di avventura fuori. E quella esperienza ci insegnava, forse senza che ce ne rendessimo conto, il valore dell’accoglienza, della condivisione e del rispetto reciproco.
Ricordo ancora l’entusiasmo con cui aspettavamo l’arrivo delle squadre ospiti e la tristezza del momento dei saluti. Ci si prometteva di rimanere in contatto, ci si scambiavano indirizzi e numeri di telefono scritti su un foglietto, sperando di rincontrarsi un giorno. Erano momenti semplici, ma autentici, che oggi conservano un valore ancora piรน grande.
E, naturalmente, non mancavano gli sfottรฒ bonari con l’Adelkam, la nostra storica rivale, che rendevano tutto ancora piรน divertente e contribuivano a creare quell’atmosfera unica che solo ilย calcio giovanile sa regalare.
Non posso poi non ricordare gli allenatori Aldo Fina, Mario Possamai e Nino Alagna, persone che hanno dato tanto a quella manifestazione e che, con passione, competenza e spirito di squadra, hanno contribuito alla sua riuscita. Per noi ragazzi erano
punti di riferimento, educatori prima ancora che allenatori. Infine, il mio pensiero va a chi oggi ci guarda da lassรน: il compianto presidente Francesco Alagna. La sua bontร , la sua umiltร e il suo amore per i giovani hanno lasciato un segno indelebile in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Il “Rosa Mandina” era anche il riflesso della sua visione: uno sport capace di educare, unire e creare legami destinati a durare nel tempo.Sono certo che il suo esempio continuerร a guidare anche questa nuova edizione del “Rosa Mandina”, nel segno dei valori piรน autentici dello sport e dell’amicizia.
๐๐๐ง๐ญ๐จ๐ซ๐ง๐๐ญ๐จ, “๐๐จ๐ฌ๐ย ๐๐๐ง๐๐ข๐ง๐”. ๐๐๐ง๐ญ๐จ๐ซ๐ง๐๐ญ๐ข, ๐ซ๐ข๐๐จ๐ซ๐๐ข.


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